
E' stato un immenso piacere trovarmi tra gli invitati a partecipare alla Settimana della Musica, una sorpresa bellissima. Piacevolissimo fare la conoscenza di Ila al telefono che mi spiegava di che cosa si trattasse, che cosa avrei dovuto fare, dove sarei dovuta andare. Inizialmente avrei dovuto cantare in un reparto dell'Ospedale della mia citta' e la cosa mi affascinava, ma nello stesso tempo mi preoccupava o forse spaventava: la responsabilità era grande, i sentimenti instabili. L'ultima volta che avevo cantato in quell'ospedale era stato poco piu' di un anno fa, per la mia migliore amica, affetta da una grave male. Qualche anno prima, invece, avevo cantato in alcune stanze di un ospedale che ospitava malati di HIV in Tanzania...esperienza incredibile...ma lì non ero sola, eravamo sei amici, tutti cantautori italiani, e nonostante le palpitazioni, c'erano loro a darmi coraggio.
Ora avrei dovuto "arrangiarmi" e fare i conti con la mia emotività, da sola (o quasi), in prima linea.
Ila mi comunicò pochi giorni dopo che con l'ospedale c'era stato qualche intoppo logistico e che sarei quindi andata in un centro di accoglienza per ragazzi disabili. "Ah! Davvero? E quale? No, perchè io ho lavorato per due anni come educatrice all'ANFFAS...Come si chiama il coordinatore?" "Si chiama Mauro". ...
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Mercoledì 18 Aprile mi reco al lavoro come ogni giorno. Mattinata intensa con i bimbi di prima e seconda della scuola primaria dove svolgo progetti legati alla vocalità. Finalmente, dopo alcuni tentativi, riesco a comunicare con il Centro e a parlare con Mauro. Gia'! Era proprio Mauro, il mio ex-coordinatore dell'Anffas, con cui avevo lavorato per due anni! Dopo la felice sorpresa telefonica (fino a quel momento lui non sapeva che avrebbe incontrato me, io non sapevo che avrei incontrato lui), tutto diventa più semplice ed eccitante. Avevo deciso di fare una cosa acustica, tranquilla e informale, senza impianto audio; mi avrebbe aiutata il mio collega e amico chitarrista Beppe Rosso. Beppe e io ci troviamo poco prima dell'inizio di fronte all'entrata del centro, dove ci aspettano Mauro e Mario. Che emozione! Avrei rivisto i miei ragazzi?
Entriamo, e ad accogliermi con abbracci e sorrisi indimenticabili ci sono alcune ex-colleghe, un paio di vecchie amiche e, bellissimo, il mio amico Roberto!! Roberto è uno degli ospiti del centro, un ragazzo fantastico con cui ho riso, giocato, scherzato e soprattutto cantato durante tutti gli anni della mia adolescenza! Roby ama la musica, ce l'ha nel sangue, nella pelle e nel cuore.
Tutto sta diventando sempre piu' eccitante. Beppe sistema la sua chitarra, ha portato una piccola cassa. Ci sediamo semplicemente su un paio di sedie circondati da tutti i nostri amici e l'emozione sale. Inizio con alcuni brani dal mio ultimo CD e Roby tiene subito il tempo con le mani, trascinando tutti. :-) Dopo qualche pezzo, mi butto a insegnare una canzone in swahili. Ragazzi ed educatori la imparano all'istante e cantano con noi. Mi prestano un tamburello con cui mi diverto a improvvisare qualche ritmo che loro ripetono. C'è un ragazzo non udente di fronte a me. Sente le vibrazioni e il suo sorriso si apre sempre di più. Magnifico.
"Ogni giorno è un dono, una pagina da scrivere". Questa è una pagina unica, preziosa, e senza dubbio incancellabile.
Grazie Settimana della Musica!
Lidia Genta
Allora. Non so bene da dove iniziare. Tralascio tutto il turbinio di emozioni che precedono il mio arrivo alla Comunita’. C’e’ l’emozione che provo sempre prima di suonare ma sta volta c’e’ anche qualcosa in piu’…l’emozione di non sapere bene cosa aspettarmi da questa esperienza.
Arriviamo e ci accoglie Alessia, una degli splendidi volontari. Portiamo tutto l’equipaggiamento nella sala che hanno preparato per questo pomeriggio di festa. Ci sono molte cose da mangiare e da bere, e iniziano ad arrivare i primi ospiti, gli spettatori, il nostro pubblico insomma. Tutto e’ pronto.
Arrivano i ragazzi ospiti della comunita’ e prendiamo un po’ di confidenza prima di iniziare. C’e’ chi, come Danilo, deve vedere la partita la sera e si preoccupa un po’ del fatto che alle 17 non ho ancora iniziato. Lo rassicuro che la partita la vedra’ senza ritardi.
Prendono tutti posto a semicerchio e siamo pronti per iniziare.
Li guardo prima di iniziare, sono attenti, aspettano che io inizi, sono sorridenti e composti.
Mi chiedo se apprezzeranno questo mio repertorio fatto un po’ di pezzi miei e un po’ di cover. Speriamo che gli piacciano i Beatles.
Dopo i primi due pezzi ci sono gli applausi e vedo che l’atmosfera si sta scaldando. Bene, i Beatles gli piacciono. Facciamo un pezzo mio va. Paolo si alza e penso che si sia rotto le scatole di sentire me che canto d’amore e di cuori infranti. Sono molto romantica, non tutti apprezzano.
E invece torna dopo un po’ con un bongo. Prende e si siede vicino a me. E inizia a suonare.
Due minuti e arriva pure Salvatore. Prende il mio tamburello e si siede alla mia sinistra.
Si uniscono al volo anche Danilo, ottimo direttore d’orchestra che forse per un po’ dimentica la partita della sera, e Marilena, splendida tamburellista.
Suoniamo insieme…non e’ piu’ un concerto mio, e’ una festa, una jam session in cui ci fondiamo, rallentiamo e aumentiamo di intensita’ insieme, ci capiamo con pochi sguardi, non serve altro.
Si ride, si suona, si crea qualcosa che solo la musica puo’ fare. Partecipazione spontanea. Unione.
E’ tutto cosi’ semplice…naturale…come dovrebbe essere sempre l’incontro tra persone.
Dopo due ore io non ce la faccio piu’…sono stanchissima, Salvatore ha le mani rosse per tutto sto tamburellare, Marilena e’ una vera signora, sta composta e continua a suonare senza lamentarsi, Danilo non si ricorda nemmeno piu’ di aver mai tifato per una squadra di calcio secondo me e Paolo…beh, Paolo da un po’ ha preso il mio microfono e ha ancora voglia di suonare, ci fa cenno di continuare…pieta’…non ho piu’ forze.
E allora concludiamo cosi’ la piu’ bella jam session della mia vita, un pomeriggio splendido pieno di emozioni che spero di rifare quanto prima. E prometto che la prossima volta sapro’ fare pure qualcosa di Gianna Nannini e Gianni Morandi. Chiara Vidonis
Anche quest'anno torno per la Settimana della Musica dai ragazzi e dalle ragazze della cooperativa di Breno.
Questa volta pero' arriviamo in buon numero per regalare un momento di musica particolare.
Io, Carlo Sinigaglia (il musicoterapeuta con quale di solito collaboro), Janpierre Rodriguez (percussionista venezuelano di gran cuore) e Nirmala Gambirasio come fotografa e aiuto-percussionista.
Alle 14,30 una formazione ridotta dei Rusties composta dal duo Marco & Osvaldo arriva a quello che una volta era il Collegio Celana, sulle colline di Caprino Bergamasco. L’edificio ospita oggi la Comunità Si Può Fare, ovvero è la casa di circa una ventina di ragazzi e ragazze tra i 20 e i 50 anni che altrove non potrebbero condurre una vita con quei minimi requisiti di serenità e dignità che a tutti dovrebbe essere garantita, specialmente a coloro che si ritrovano, loro malgrado, in una condizione svantaggiata.
Siamo qui per portare agli abitanti di questa casa un pomeriggio diverso: un pomeriggio di musica. Premurosamente accolti e accompagnati dalla gentilissima Ingrid, il nostro ingresso nell’ampio salotto di casa viene salutato fin da subito con grande entusiasmo e curiosità dai padroni di casa. Percepiamo subito l’eccitazione, il senso di gioia, di curiosità e di soddisfazione per un evento evidentemente atteso con grande partecipazione ed ora, finalmente reale. Ognuno di loro ha un suo mondo e un suo modo di essere e di comunicarlo. Qualcuno si presenta di sua spontanea volontà, qualcuno ci abbraccia, uno ci dice che oggi gli fa male la gola (e intanto mi tiene la mano per un tempo infinitamente lungo), qualcuno addirittura ci bacia. Penso che in oltre un quarto di secolo di concerti finanche nei luoghi più impensabili, nessuno è mai venuto ad abbracciarmi e baciarmi mentre ero intento ad accordare la chitarra o a preparare le armoniche per lo show.
Alla spicciolata arrivano tutti gli abitanti della casa, ognuno con i suoi tempi, con il suo passo, qualcuno con il suo accompagnatore o con il suo mezzo ausiliario di locomozione e tutti si accomodano sui divani e le sedie disposte a semicerchio davanti a noi. Nella sala c’è quel gran vociare scomposto e caotico tipico del nervosismo che serpeggia tra un gruppo di persone in attesa di un evento lungamente atteso. Eppure, non appena iniziamo ad emettere le prime note (rigorosamente e genuinamente unplugged), cala immediatamente un religioso silenzio. Da quel momento, per oltre un’ora e mezza, si susseguono canzoni (in inglese, in bergamasco e perfino in italiano, cosa inedita per i Rusties) accolte tutte con una partecipazione, una gioia e un entusiasmo che raramente abbiamo riscontrato anche nelle situazioni più felici della nostra non breve storia in musica.
Foto ImaginartQuando, annunciando una nostra canzone, diciamo che “questa si può anche ballare e cantare” molti di loro si alzano, si abbracciano e cominciano a ballare e cantare in un clima di totale festa e abbandono. Arriva poi un momento in cui, a gran voce, si leva la richiesta di suonare Let It Be dei Beatles, e io mi vergogno di non riuscire a ricordare in quel momento né gli accordi né il testo di una canzone che ogni singola particella del creato dovrebbe ormai conoscere perfettamente. Non possiamo certo deludere le aspettative di un pubblico così amorevole e spettacolare. Così, mentre Osvaldo ricostruisce la sequenza degli accordi dico: “Okay… facciamola, però la cantate voi!”. Quella che segue è la versione più corale e gioiosamente commovente di Let It Be cui mi sia mai capitato di assistere: mentre le parole emergono da quel coro eterogeneo di voci susseguendosi con sorprendente e inattesa esattezza mi ritrovo a pensare che, da quel momento in poi, quella melodia e quelle parole avranno inevitabilmente per noi un senso nuovo, completamente inedito e ancor più “diversamente” bello.
Verrebbe voglia di non smettere mai, e solo quando arriva l’ora della merenda ci ritroviamo tutti ad applaudirci a vicenda. Noi, loro, gli assistenti, i volontari, tutti sorridono. E alla fine, come testimonia anche il coloratissimo bigliettone che hanno preparato appositamente per ringraziarci e che ci consegnano prima di andarcene, abbiamo la certezza che il regalo più bello ce l’hanno fatto loro: cambiare il mondo una nota alla volta SI-PUO’-FA-RE davvero. Grazie a voi. Davvero!
Marco Grompi & Osvaldo Ardenghi
Metto i ringraziamenti all'inizio perché, per quanto importanti, voglio che il racconto della nostra esperienza sia il sapore che rimane in bocca.
Grazie a tutte le persone della Comunità Piergiorgio Onlus, agli operatori, ai responsabili, alla Dott.ssa Cilluffo.
Grazie Ila, per tutto questo.
Te l'ho già detto, a modo mio, e te lo ribadisco: quest'iniziativa è importantissima quanto straordinaria, io ci sarò ogni anno e sono certa che ogni anno la presenza degli artisti aumenterà esponenzialmente. Grazie davvero.
Giovedì 19 ho giocato in casa: alle 10.00 sono stato ospitato dalla Fondazione Scuola Nikolajewka di Brescia, una struttura costruita più di 20 anni fa dall’opera volontaria degli Alpini della mia città. Questa volta mi ha accompagnato Paolo Cavagnini alla chitarra, fidato compagno di mille avventure.Ci attendeva una vera festa e infatti ci siamo trovati attorniati da tutti gli ospiti del centro al gran completo, di cui una buona parte armata di cembali, tamburelli e percussioni varie. Sono scattate fin da subito le richieste, la musica ha cominciato a diffondere il suo contagio e l’atmosfera si è scaldata in poco tempo, grazie anche alla partecipazione attiva e all’allegria degli operatori. Quanto scambio di energia e quante emozioni: chissà che non ci si riveda presto…
Daniele
Mercoledì 18 maggio sono andato a Cernusco sul Naviglio presso il centro “Cascina Parolina”, centro residenziale per disabili. È stata una bellissima festa all’aperto, con un primo assaggio d’estate, in orario “happy hour”, con gli ospiti del centro, i loro familiari, gli amici…un sacco di gente.
Gli operatori con in prima fila Pablo Leoni, che si occupa della musicoterapica per i ragazzi, hanno lavorato sodo per preparare l’evento, con il risultato di aver dato vita a una vera e propria festa con un’atmosfera allegra, rilassata e con molta partecipazione. Io ho trovato un feeling immediato con Pablo, che prima di tutto è un ottimo musicista di lunga data nonché cantautore come me: ci siamo alternati proponendo pezzi nostri e anche un po’ di cover, sull’onda dell’entusiasmo dei ballerini che si scatenavano davanti a noi. La serata si è chiusa con un doveroso e patriottico omaggio da parte di Mario, il mito della Cascina Parolina.
È stata una bella serata, gioiosa e divertente. Sono venuto via con mille emozioni nel cuore e un quadro sotto braccio che mi hanno regalato i ragazzi, alla fine. Ci sono le impronte delle loro mani, le stesse che quella sera mi hanno stretto forte e comunicato tanto.
Daniele