La Settimana della Musica - di Simone Arminio

 

Azzano San Paolo (BG) "Suonare in queste situazioni fa bene alla propria anima di musicista". Teo e Ila, percussioni e voce degli "Ila&The Happy Trees", hanno appena finito di esibirsi per un pubblico d'eccezione. Trattasi dell'allegro meltin-pot rappresentato dai bambini dell'asilo di Azzano San Paolo, piccolo borgo dell'hinterland bergamasco. Il motivo è la prima edizione della "Settimana della musica – La musica regala il cuore", un evento che dal 17 al 23 maggio ha coinvolto decine di band e musicisti in tutta Italia in una serie di concerti per così dire, estremi. Come considerare d'altronde mezz'ora di live nel bel mezzo di un prato fiorito, di fronte a cento occhi sgranati e attentissimi? In casi del genere, i pareri del pubblico sono discordanti. Si va dal preoccupato: "Adesso però basta, eh?" di un frugoletto biondo al "No, no, scateniamo l'inferno!" di un suo collega, un frugolo di neanche quattro anni elettrizzato dal suono del rullante. Qualche kilometro più in là, nella Pontida tanto cara ai leghisti, in quello stesso momento un'altra band sta tornando sul palco per il gran finale. Sono i Fail, e il loro pubblico è composto dagli adulti portatori di handicap mentali e motori del Centro d'Accoglienza "Si può fare". "In un concerto normale - confida Teo - il pubblico di solito è troppo impegnato a inquadrarti in un genere, e tu sei troppo impegnato a mostrargli che non è vero. Ma davanti a un bambino o a una persona gravemente ammalata, i contenuti passano con la musica, con gli occhi, lo sguardo e i movimenti del corpo. Allora è impossibile distrarsi, ed è lì che la musica torna al suo scopo primario, trasmettere emozioni". Ed ecco perché gli Ila&The Happy Trees hanno lasciato per qualche tempo al suo destino il loro terzo album ("Little World" in uscita a fine anno per Tube Jam Records/Egea), e si sono buttati a capofitto nell'organizzazione della Settimana della musica. Duplice il loro intento: portare la musica a chi non ne ha accesso, e aiutare i musicisti a riscoprire il vero motivo che li spinge su di un palco. Palco, che nei racconti di Ila si trasforma in una sedia, per un pubblico composto da una sola persona. Si tratta di Luca, un ragazzo in coma vigile, altro protagonista di questa settimana così intensa. "Suonare per una sola persona – racconta Ila - è un'esperienza forte e difficile. E' come suonare in uno stadio stracolmo, con i suoi occhi che sono come due fari puntati addosso". Racconta Ila che quando quel ragazzo ha mosso un piede a ritmo della chitarra, a lei è salito un groppo in gola. In casi del genere, spiega Teo, il solo movimento di un piede equivale a un'ovazione nello Stadio di Wimbledon. Impossibile allora non concedere il bis.

Simone Arminio