RIFLESSIONI... (ila)
La seconda edizione de "La musica regala il cuore - Settimana della musica" è appena giunta al termine ed io mi trovo qui seduta all'una di notte con diversi pensieri in testa, e mi va di condividerli.Per prima cosa sono davvero felice, in quanto ideatrice dell'iniziativa, che sia le strutture che i musicisti che hanno aderito siano state a dir poco contente, entusiaste dell'evento.
Alcuni dei cantautori che hanno partecipato mi hanno chiamato o scritto subito dopo essere stati in qualche centro con un tono "diverso" nella voce, raccontandomi di quello che era successo, delle emozioni provate, ringraziandomi addirittura. Per me questo vuol dire moltissimo perchè "ha funzionato", la SDM ha funzionato come speravo, sia facendo star bene delle persone che ne avevano bisogno, sia facendo capire con le emozioni ai musicisti stessi il potenziale che hanno tra le mani: il potere della musica.Spesso, e lo dico da artista io stessa, ci dimentichiamo di cosa voglia dire suonare. Siamo imbrigliati dalle "difficoltà" che la strada musicale ci regala, a volte dall'apparire, dal nostro ego, e poi c'è sempre qualcosa che non va come dovrebbe, tanta fatica, l'infinita gavetta, e questo ci fa allontanare dalla fonte, passatemi il termine, il vero motivo per il quale è bello, giusto e anche nobile, perchè no, fare musica.
Una cosa che bisogna sempre avere molto chiara quando si suona in luoghi come questi è che l'ego non deve esistere. Il "tu" cantante non c'è più, a nessuno interessa come ti chiami e quanti dischi hai fatti o se sei stato in tv. Alle persone che si incontrano in questi centri non frega niente del "tuo ego", interessi tu come persona, interessa la "sincerità" che c'è in quello che gli proponi. E' una cosa molto importante.
Quando si entra in contatto con anime sofferenti bisogna per prima cosa "dimenticarsi di se stessi".Un'altra cosa sulla quale vorrei soffermarmi è un'osservazione che mi è capitata di fare quest'anno.
I bambini, gli anziani e i disabili psichici "ti guardano negli occhi".
Sembra una cosa stupida, e invece non lo è. Con queste categorie non si scherza, se tu musicista "non ci sei", non arrivi, e loro li hai persi. Invece se riesci a darti davvero è come se si aprisse una breccia diritta, precisa, un fendente, un collegamento diretto tra il loro e il tuo cuore. Ti guardano dritto negli occhi, i bambini con stupore e dolcezza, gli anziani con gratitudine, curiosità e tenerezza, i disabili psichici con una sorta d'amore e comunicazione non verbale. Ma soprattutto non distolgono MAI lo sguardo.E' tutto molto difficile, almeno per me, da spiegare con le parole ma spero nel complesso di aver trasmesso quelle che per me sono emozioni ed immagini che mi porterò dentro...Ila
Alcuni dei cantautori che hanno partecipato mi hanno chiamato o scritto subito dopo essere stati in qualche centro con un tono "diverso" nella voce, raccontandomi di quello che era successo, delle emozioni provate, ringraziandomi addirittura. Per me questo vuol dire moltissimo perchè "ha funzionato", la SDM ha funzionato come speravo, sia facendo star bene delle persone che ne avevano bisogno, sia facendo capire con le emozioni ai musicisti stessi il potenziale che hanno tra le mani: il potere della musica.Spesso, e lo dico da artista io stessa, ci dimentichiamo di cosa voglia dire suonare. Siamo imbrigliati dalle "difficoltà" che la strada musicale ci regala, a volte dall'apparire, dal nostro ego, e poi c'è sempre qualcosa che non va come dovrebbe, tanta fatica, l'infinita gavetta, e questo ci fa allontanare dalla fonte, passatemi il termine, il vero motivo per il quale è bello, giusto e anche nobile, perchè no, fare musica.
Una cosa che bisogna sempre avere molto chiara quando si suona in luoghi come questi è che l'ego non deve esistere. Il "tu" cantante non c'è più, a nessuno interessa come ti chiami e quanti dischi hai fatti o se sei stato in tv. Alle persone che si incontrano in questi centri non frega niente del "tuo ego", interessi tu come persona, interessa la "sincerità" che c'è in quello che gli proponi. E' una cosa molto importante.
Quando si entra in contatto con anime sofferenti bisogna per prima cosa "dimenticarsi di se stessi".Un'altra cosa sulla quale vorrei soffermarmi è un'osservazione che mi è capitata di fare quest'anno.
I bambini, gli anziani e i disabili psichici "ti guardano negli occhi".
Sembra una cosa stupida, e invece non lo è. Con queste categorie non si scherza, se tu musicista "non ci sei", non arrivi, e loro li hai persi. Invece se riesci a darti davvero è come se si aprisse una breccia diritta, precisa, un fendente, un collegamento diretto tra il loro e il tuo cuore. Ti guardano dritto negli occhi, i bambini con stupore e dolcezza, gli anziani con gratitudine, curiosità e tenerezza, i disabili psichici con una sorta d'amore e comunicazione non verbale. Ma soprattutto non distolgono MAI lo sguardo.E' tutto molto difficile, almeno per me, da spiegare con le parole ma spero nel complesso di aver trasmesso quelle che per me sono emozioni ed immagini che mi porterò dentro...Ila
